Ricordo ancora la mia prima volta al corso di architettura e design, 18 anni fa come studente del primo anno. Ero elettrizzato, emozionato e ansioso perché finalmente stavo per iniziare la mia carriera da architetto. Quella mattina arrivai presto, mi sedetti in classe e aspettai che entrasse il professore. Appena entrato ci diede una rapida occhiata e rivolgendosi ad un collega disse:
Eccoci, Lei perché vuole diventare un architetto?
Perché voglio diventare ricco”. Eravamo tutti zitti quando il professore iniziò a ridere così forte, da sentirlo anche a un miglio di distanza.
Forse era un po’ troppo come domanda per Lei!”, disse. “Partiamo dalle basi, cos’è l’architettura?” chiese ad una giovane donna in prima fila.
Beh, credo che sia l’arte di creare le cose” rispose.
Cos’è l’architettura?”, chiese di nuovo ad un altro compagno di corso:
Io la definirei come la scienza che studia le costruzioni e il design” disse.
Vedo che siamo un po’ confusi, quindi… l’architettura è arte o scienza?”.

A distanza di anni da quel giorno, e con una carriera avviata da architetto, ancora sto cercando una risposta. Proviamo a ragionarci sopra insieme.

Andiamo con ordine

Per cercare di dare una risposta a questo grattacapo, per capire appieno la questione bisogna prima dare una definizione precisa di tutti i termini. Dando uno sguardo alla definizione sul dizionario questo è quello che ho trovato:

– per arte si definisce l’uso consapevole di tecniche e metodologie, unite a immaginazione creativa per la realizzazione di oggetti in grado di esprimere la personale capacità espressiva dell’autore, alla quale si riconosce soggettivamente un valore estetico per mezzo di forme, parole, suoni, mentre…

– per scienze si intende un insieme di conoscenze organizzate che permettono l’accertamento di verità universalmente valide dimostrate attraverso l’applicazione di un metodo scientifico, mentre…

– l’architettura infine, è definita come l’arte o la tecnica (quindi la scienza) del progettare, disegnare, realizzare edifici o altre grandi opere basandoci su principi estetici e ingegneristici.

Siamo ancora un po’ confusi. Nemmeno il dizionario riesce a schiarirci le idee e stabilire se l’architettura si schiera dalla parte dell’arte o della scienza. La seconda foto nell’articolo reca il nome di “Art Science Museum”, a Singapore.

Sempre più in confusione: l’architettura è quindi arte, scienza o entrambi?

Se l’architettura fosse Arte

Si, l’architettura sta cambiando i suoi paradigmi. Guardando le immagini contenute nell’articolo possiamo facilmente capire come l’architettura sia capace di sorprenderci per la sua straordinaria quanto singolare bellezza. Di fronte a queste opere è inevitabile prendere coscienza che, al pari delle nostre gallerie, anche l’architettura può essere considerata un’arte.

Ma riprendiamo la definizione di arte: come abbiamo già detto l’arte è l’insieme delle tecniche e metodologie per creare oggetti, opere e realizzazioni dal grande valore estetico in grado di esprimere la personale capacità creativa dell’autore.
Dall’analisi di questa definizione l’architettura può essere considerata arte, ma quali sono quindi le differenze? Perché in realtà architettura e arte sembrano appartenere a due diverse discipline con diversi paradigmi e metodologie di applicazione?

Qual è la differenza tra il Guggenheim di Bilbao (prima foto) e il Pensatore di Auguste Rodin? La differenza si trova nella sua funzionalità: l’architettura, come l’arte rappresenta la personale espressione creativa dell’autore, ma a differenza di quest’ultima, l’architettura deve essere altresì funzionale. Banalmente, se l’arte viene intesa come forza ed energia comunicativa nelle mani di crea e negli occhi di chi guarda, l’architettura NON può e NON deve limitarsi al sistema emotivo che sprigiona negli spettatori ma DEVE rispondere ad un bisogno funzionale ben preciso in funzione della destinazione d’uso alla quale è rivolta.

Il museo delle Arti e delle Scienze, la stazione dell’Alta Velocità, lo stadio per manifestazioni sportive o concerti. Ogni luogo, ogni disegno architettonico deve essere pensato per rispondere equivalentemente sia al bisogno estetico del designer di bellezza ed equilibrio architettonico, ma deve rispondere anche funzionalmente (in termini di luce, consumi, isolamento termico e acustico, etc …) alle esigenze del committente. Case residenziali, musei, stazioni, ponti possono essere tutte considerate opere artistiche, ma ognuna di esse nasce per rispondere a diverse necessità ed esigenze, quindi rispondere a diversi paradigmi funzionali di costruzione e ingegnerizzazione.

Alla luce di questo ragionamento, si può concludere che considerare l’architettura come arte ci porta a cadere in errore in quanto, seppure entrambe rappresentano l’espressione e capacità artistica dell’autore, rispondono in termini funzionali a esigenze diverse.

Se l’architettura fosse Scienza

Come ci insegna il dizionario, se la scienza è l’insieme organico e sistematico di conoscenze che, attraverso l’applicazione del metodo scientifico, risponde a regole certe… l’architettura invece rappresenta una scienza in continua crescita e costante evoluzione, dove le conoscenze sono fondate sull’esperienza, sulla sperimentazione, sulle intuizione e sugli errori.

In principio, l’architettura nacque per soddisfare i più semplici bisogni umani. Quando l’uomo era ancora un cacciatore primordiale, il suo bisogno essenziale era trovare una riparazione che lo difendesse dagli agenti atmosferici; con il trascorrere delle epoche, degli stili di vita, e delle abitudini, l’uomo si fa sempre più sedentario e inizia a dedicarsi sempre di più all’agricoltura. Così, il bisogno primario del rifugio del cacciatore si trasforma nel tempo nel bisogno dell’agricoltore di avere una casa e una dimora dove risiedere stabilmente; ed ecco così che inizia allo stato embrionale, a prendere forma il concetto dell’architettura, come lo conosciamo noi oggi.

A differenza della scienza pura ed esatta, che basa ogni principio sull’applicazione di un metodo scientifico, l’architettura in realtà rappresenta una scienza sperimentale, che non nasce in un laboratorio o in un osservatorio, ma nasce dall’esperienza quotidiana di dover trovare una soluzione bella e funzionale alle peculiari esigenze e necessità.

La ricerca e sviluppo è un area strategica anche nel mondo dell’architettura. Nel corso degli anni sono state fatte importanti scoperte, da nuovi materiali a nuove tecnologie, che grazie ad un meticoloso approccio sperimentale ed empirico hanno permesso all’architettura di muovere enormi passi da gigante, a partire dai Greci e Romani. Ma non ci si ferma qui: i principi e i canoni cambiano in continuazione e vengono introdotte nuove forme, al punto da chiederci: “Dopo tutti questi anni esistono davvero regole e paradigmi assoluti per creare un’architettura?”

Innegabilmente dobbiamo rispettare la rigida regolamentazione che ci garantisce e assicura il miglior risultato in termini di stabilità, sicurezza, e qualità del comfort abitativo, ma: “Esiste un principio generale, assoluto e ineccepibile per fare architettura?” La risposta è no! Esiste però un limite. Un limite che ci porta a pensare che qualcosa sia irrealizzabile o impossibile. Ecco allora che questo limite viene spazzato via quando ci lasciamo impressionare nei diversi angoli del mondo da nuove e sbalorditive opere architettoniche pensati, concepiti e REALIZZATI per sfidare ogni regola, ogni paradigma, ogni ragnatela che la mente umana tesse per nascondersi dietro un’utopia. Queste opere sono la dimostrazione di come in realtà non ci siano limiti all’architettura e che non esista alcuna formula magica.

L’unica cosa importante da ricordare, è che la scienza non è soggettiva. Se la scienza è verità assoluta, oggettiva, incontestabile… l’architettura è bellezza, è arte soggettiva, che può essere al tempo stesso entusiasmante e sbalorditiva per alcuni, mentre soffocante e banale per altri.

Come forse avrai avuto modo di conoscere, alcune delle realizzazioni riportate qui nelle immagini dell’articolo sono state oggetto di critiche, in quanto presentano una serie di inefficienze e malfunzioni (perdite, crepe, eccesso di luminosità naturale). Di fronte a queste “non funtional”, la risposta del designer molto spesso recitava: “fa parte del design del complesso architettonico”: una giustificazione perfetta se si parla di un’opera d’arte ma un difetto non indifferente qualora si tratta di investimenti da diversi milioni di dollari.

Se volessimo essere critici, diremmo che queste realizzazioni non possono essere considerate architetture in senso stretto, in quanto non sono in grado di rispondere al bisogno funzionale per la quale sono stati concepiti. Perdite d’acqua, crepe, deterioramento del rivestimento esterno, mancanza di barriere naturali o architettoniche per filtrare correttamente la luce non consentono a queste strutture di rispondere alle specifiche esigenze e necessità, quindi non sono funzionali. Diversamente, quando l’aspetto estetico dell’architettura si inserisce perfettamente all’interno del contesto mantenendo la skyline armoniosa ed equilibrata, allora si può dire che la realizzazione risponda alle esigenze estetiche dell’arte.

Architettura, Arte o Scienza: siamo ancora confusi?

Per concludere, abbiamo presentato entrambi gli scenari e spero di avervi guidato verso un’unanime consapevolezza. L’architettura è “complicata”, soggettiva e difficile da spiegare con scientifica oggettività. Verso un’architettura possiamo provare sentimenti contrastanti: possiamo esserne ammirati ma al tempo stesso straniti. Esistono solo pochi “generi” in grado di farci provare gli stessi tipi di sentimenti: la musica, l’amore, l’amicizia, l’arte. Sono cose che non si possono spiegare perché la bellezza o il distacco che queste cose ci procurano provengono soggettivamente dal nostro essere più inconscio, ed è univocamente indiscutibile. Questa è la bellezza dell’arte e dei sentimenti che genera. Io personalmente amo l’architettura, ma non ho ancora capito su quale labile confine si trovi, se tra scienza o arte. Ma in qualità di architetto mi piace ritrovarla nella magia e nel surrealismo che nasce da queste due realtà, arte e scienza, ideologicamente cosi distanti tra loro, ma architettonicamente cosi vicine. Questo è il motivo per cui amo l’architettura.